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Quando l'amministrazione per l'espletamento di propri compiti istituzionali si avvale di società di diritto privato da essa partecipate, l'esistenza di un rapporto di servizio idoneo a fondare la giurisdizione del giudice contabile può essere configurata in capo alla società, ma non anche personalmente in capo ai soggetti (organi o dipendenti) della stessa, essendo questa dotata di autonoma personalità giuridica, sicchè i danni eventualmente ad essa cagionati dalla mala gestio degli organi sociali o comunque da atti illeciti imputabili a tali organi o a dipendenti non integrano gli estremi del cosiddetto danno erariale, in quanto si risolvono in un pregiudizio gravante sul patrimonio della società, che è un ente soggetto alle regole del diritto privato, e non su quello del socio pubblico.

 

 

 

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

            

 
                        SEZIONI UNITE CIVILE                        

 

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:                           
Dott. VITTORIA   Paolo                   -  Primo Presidente f.f.   -
Dott. LUPI       Fernando                 -  Presidente di Sezione  -
Dott. MASSERA    Maurizio                           -  Consigliere  -
Dott. RORDORF    Renato                        -  rel. Consigliere  -
Dott. CECCHERINI Aldo                               -  Consigliere  -
Dott. AMATUCCI   Alfonso                            -  Consigliere  -
Dott. DI PALMA   Salvatore                          -  Consigliere  -
Dott. AMOROSO    Giovanni                           -  Consigliere  -
Dott. PETITTI    Stefano                            -  Consigliere  -

  

          ha pronunciato la presente:                                         
                                           ORDINANZA  

                                                                                
sul ricorso 21337-2010 proposto da:
D.C.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PACUVIO 34,   presso  lo  studio  dell'avvocato  ROMANELLI  GUIDO, che lo rappresenta  e  difende  unitamente all'avvocato  FUSCO  RENATO, per
delega in calce al ricorso;
                                                       - ricorrente -


                                                           contro


PROCURATORE  REGIONALE PRESSO LA SEZIONE GIURISDIZIONALE DELLA  CORTE
DEI  CONTI  DEL  FRIULI VENEZIA GIULIA, elettivamente domiciliato  in
ROMA, VIA BAIAMONTI 25;


                                                    - controricorrente -

 


per regolamento di giurisdizione in relazione al giudizio pendente n.12855/2010 della CORTE dei CONTI per il FRIULI VENEZIA GIULIA;  udito l'avvocato Renato FUSCO; udita  la relazione della causa svolta nella camera di consiglio  del 27/09/2011 dal Consigliere Dott. RENATO RORDORF; lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dott. Maurizio  VELARDI,  il  quale  chiede che  la  Corte,  in  camera  di consiglio, dichiari la giurisdizione del giudice ordinario. 
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                                                             FATTO E DIRITTO

 


Premesso in fatto che:
i Procuratore regionale presso la Sezione della Corte dei conti della Regione Friuli Venezia Giulia ha citato in giudizio dinanzi a detta sezione il sig. D.C.S., amministratore delegato della INSIEL s.p.a., società partecipata interamente dalla regione, chiedendone la condanna al pagamento di Euro 232.000; la domanda muove dal presupposto che, senza necessità alcuna e quindi illegittimamente, il sig. D.C., nella suindicata veste, ha stipulato con un proprio predecessore un contratto di consulenza per effetto del quale la società partecipata dalla regione ha dovuto erogare un ingiustificato corrispettivo subendo quindi un corrispondente danno; il sig. D.C. ha proposto ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, illustrato poi anche con memoria, sostenendo che la vertenza esula dalla competenza giurisdizionale della Corte dei conti; nel medesimo senso ha concluso anche il Procuratore generale.
Considerato in diritto che:
si ritiene di dover dare continuità all'orientamento da ultimo manifestato dalle sezioni unite di questa corte nelle pronunce n. 14957/11, n. 14655/11, n. 16286/10, n. 8429/10, n. 519/10 e n. 26806/09, pur essendosi registrate anche alcune decisioni di segno parzialmente diverso (si vedano, ad esempio, le pronunce n. 10062/11 e n. 10063/11), che appaiono però giustificate dalla specificità delle singole fattispecie e che, comunque, non sembrano fondate su un compiuto riesame critico delle argomentazioni poste a base dell'orientamento sopra richiamato;
- in particolare, appare decisivo il rilievo secondo cui, quando l'amministrazione per l'espletamento di propri compiti istituzionali si avvale di società di diritto privato da essa partecipate, l'esistenza di un rapporto di servizio idoneo a fondare la giurisdizione del giudice contabile può essere configurata in capo alla società, ma non anche personalmente in capo ai soggetti (organi o dipendenti) della stessa, essendo questa dotata di autonoma personalità giuridica; del pari non sembra superabile il rilievo secondo cui, sempre per effetto della distinta personalità di cui la società è dotata e della sua conseguente autonomia patrimoniale rispetto ai propri soci (e, quindi, rispetto all'ente pubblico partecipante), i danni eventualmente ad essa cagionati dalla mala gestio degli organi sociali o comunque da atti illeciti imputabili a tali organi o a dipendenti non integrano gli estremi del cosiddetto danno erariale, in quanto si risolvono in un pregiudizio gravante sul patrimonio della società, che è un ente soggetto alle regole del diritto privato, e non su quello del socio pubblico;
- la circostanza che l'ente pubblico partecipante possa tuttavia risentire del danno infetto al patrimonio della società partecipata, quando esso sia tale da incidere sul valore o sulla redditività della partecipazione, può eventualmente legittimare un'azione di responsabilità della procura contabile nei confronti di chi, essendo incaricato di gestire tale partecipazione, non abbia esercitato i poteri ed i diritti sociali spettanti al socio pubblico al fine d'indirizzare correttamente l'azione degli organi;
sociali o di reagire opportunamente agli illeciti da questi ultimi;
perpetrati, ma non consente di saltare a piè pari la distinzione tra patrimonio della società e patrimonio dell'ente partecipante nè, quindi, di investire la Corte dei conti con un'azione di responsabilità per danno erariale quando il danno dedotto si riferisce al patrimonio sociale e non direttamente a quello del socio pubblico;
- nel caso di specie, pertanto, non appaiono ravvisabili i presupposti per affermare la sussistenza della giurisdizione della Corte dei conti, trattandosi di una controversia per risarcimento del danno subito da una società per azioni, partecipata da un ente pubblico ma operante in regime di diritto privato, in conseguenza di atti di mala gestio imputati al suo amministratore.

                                                                     P.Q.M.


La corte, pronunciando sul ricorso, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario.
Così deciso in Roma, il 27 settembre 2011.
Depositato in Cancelleria il 12 ottobre 2011